Un corso di autodifesa femminile ha acceso un acceso dibattito ad Azzano San Paolo, non tanto per il contenuto, quanto per i criteri di partecipazione. L’iniziativa, promossa da Asd Bergamasca Sankáku 1977 con il patrocinio comunale, si rivolge infatti solo alle donne di età compresa tra i 15 e i 50 anni, escludendo di fatto una parte significativa della cittadinanza femminile.
Le lezioni si terranno dal 27 agosto al 24 settembre al parco comunale, con cinque incontri serali della durata di un’ora e mezza. Ma la comunicazione dell’età limite ha subito sollevato perplessità, soprattutto tra le residenti più adulte, che sui social hanno espresso disappunto per la loro esclusione.
A fronte delle critiche, è intervenuto l’istruttore Santo Pesenti, responsabile del corso, per spiegare le ragioni alla base della scelta organizzativa. «Il corso è stato pensato per chi frequenta maggiormente i parchi in orari pre-serali, fascia oraria in cui si verificano più spesso alcune forme di aggressione. Per questo si è deciso di indirizzarlo a una specifica fascia d’età», ha dichiarato.
Pesenti ha inoltre evidenziato che le tecniche insegnate richiedono un livello fisico adeguato: «Gli attacchi che si possono verificare all’aperto, come ad esempio venire strattonate o trascinate a terra, impongono reazioni fisiche complesse, diverse da quelle richieste in situazioni come uno scippo». Tuttavia, ha anche precisato che non si tratta di un’esclusione definitiva, lasciando aperta la possibilità di corsi futuri rivolti a un pubblico più ampio.
A confermare l’apertura è lo stesso Comune di Azzano San Paolo, che ha annunciato l’organizzazione di nuovi incontri a partire da ottobre, destinati anche a donne oltre i 50 anni. L’obiettivo è quello di offrire percorsi formativi differenziati, calibrati sulle caratteristiche fisiche e le esigenze specifiche delle partecipanti.
La polemica ha comunque riportato al centro il tema della sicurezza e dell’inclusività, sollevando interrogativi su quali criteri adottare per non discriminare, pur garantendo l’efficacia dei percorsi proposti. Per molte cittadine, infatti, l’autodifesa non dovrebbe conoscere limiti d’età, soprattutto in un contesto sociale in cui la violenza contro le donne rimane una realtà trasversale.
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