A Bergamo il Servizio Dipendenze (SerD) dell’ospedale Papa Giovanni XXIII non registra, ufficialmente, casi specifici di giovani in carico per dipendenza da internet. Tuttavia, secondo quanto riportato dalla psicologa Silvia Brandino, il dato non riflette la reale diffusione del fenomeno. L’esperienza clinica suggerisce che il numero di adolescenti coinvolti sia decisamente più elevato. Il motivo, secondo l’esperta, risiederebbe nel fatto che si tratti di una dipendenza silenziosa, difficile da riconoscere e ancora più da intercettare, anche da parte delle famiglie.
Dipendenza “su” internet, non “da” internet: le specificità
La dottoressa Brandino chiarisce che in ambito scientifico si preferisce parlare di “dipendenza su internet” anziché “da internet”, poiché ciò che crea dipendenza non è il mezzo in sé, ma l’attività svolta attraverso di esso: gioco d’azzardo online, pornografia, social network, shopping compulsivo. Il cellulare, quindi, è solo uno strumento, mentre il comportamento problematico nasce e si sviluppa attraverso l’utilizzo della rete.
I dati regionali: adolescenti e tempo online
Secondo l’indagine HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), condotta in Lombardia e riferita a un campione di circa trenta scuole medie e superiori della Bergamasca, emerge che l’11,7% degli adolescenti trascorre oltre cinque ore al giorno sui videogiochi. La percentuale sale al 21% tra le ragazze per quanto riguarda il tempo passato sui social network, mentre tra i ragazzi si attesta intorno all’11%. Questi numeri, secondo Brandino, indicano chiaramente una fascia giovanile altamente esposta al rischio, soprattutto in presenza di un accesso precoce alla rete.
Una dipendenza difficile da riconoscere e curare
Dal SerD fanno sapere che, sebbene la dipendenza esista, non si registrano richieste di presa in carico mirate. I pochi casi riscontrati emergono spesso all’interno di percorsi attivati per altre dipendenze, come droghe o alcol. Il problema sarebbe doppio: da un lato, la percezione del SerD come servizio riservato solo alle tossicodipendenze; dall’altro, la difficoltà a stabilire il confine tra uso intenso e dipendenza vera e propria.
Il meccanismo della dipendenza digitale
La psicologa spiega che la dipendenza da internet può essere descritta attraverso una scala di progressione simile a quella di sostanze illecite. Il primo stadio è definito “importanza”: l’attività digitale diventa centrale nella vita della persona, che inizia a manifestare irritabilità o aggressività in caso di interruzione forzata. Segue la tolleranza, ovvero la necessità di aumentare il tempo online per ottenere lo stesso piacere, e poi l’astinenza, con sintomi psicologici o fisici quando si prova a interrompere il comportamento.
Anche per la dipendenza da internet possono presentarsi ricadute, sintomo che rafforza l’analogia con altre forme di dipendenza più riconosciute. Un ulteriore aspetto critico, secondo Brandino, è rappresentato dal conflitto relazionale: molti adolescenti sviluppano tensioni in famiglia, a scuola o sul lavoro. Si verifica anche un conflitto intrapsichico, ovvero il disagio interno di chi desidera smettere ma non riesce più a controllare l’impulso.
Categorie a rischio e implicazioni sociali
I soggetti più vulnerabili risultano essere i giovanissimi, che hanno un accesso precoce e non regolamentato ai dispositivi digitali. Anche adulti tra i 45 e i 50 anni con problemi di ansia, depressione o isolamento sociale possono sviluppare una dipendenza simile. Il danno non si limita all’aspetto psicologico: le conseguenze possono essere economiche e sociali, in particolare per chi sviluppa comportamenti compulsivi legati al gioco o allo shopping online.
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