Nonostante l’aumento di percorsi ciclabili nella Bergamasca negli ultimi anni, pedalare tra il capoluogo e la provincia resta ancora un’impresa poco agevole. A confermarlo è un’analisi dettagliata condotta su sette principali assi viari che collegano Bergamo a Villa d’Almè, Nembro, San Paolo d’Argon, Urgnano, Verdello, Dalmine e Ponte San Pietro. Il risultato è chiaro: una sola direttrice ottiene un livello di ciclabilità discreto, tre appena sufficienti e tre decisamente scadenti.
Tempi più lunghi e percorsi spezzettati
Secondo quanto riportato da L’Eco di Bergamo, un primo ostacolo per chi sceglie la bicicletta è rappresentato dalla lunghezza complessiva degli itinerari ciclabili, spesso più elevata rispetto a quella dei tragitti in auto. In particolare, le direttrici verso Nembro, San Paolo d’Argon e Ponte San Pietro presentano un incremento tra il 9% e il 20% in lunghezza, tradotto in 1-1,5 km in più da percorrere.
Non solo: questi percorsi risultano più frammentati, con una frequenza maggiore di interruzioni dovute a semafori, attraversamenti e paletti, che in alcuni casi sono anche 25 in più rispetto al tragitto automobilistico. Questo porta a un aumento dei tempi di percorrenza fino al 110%, ovvero fino a 20 minuti in più, rendendo di fatto la bicicletta meno competitiva rispetto all’automobile per gli spostamenti quotidiani.
Infrastrutture poco coerenti e a tratti pericolose
Le piste ciclabili presenti sul territorio mostrano un’elevata eterogeneità. Analizzando la composizione dei tracciati, emerge che:
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Il 42% del percorso si svolge su carreggiata condivisa con le auto,
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Il 10% su bike lanes (corsie tratteggiate),
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Il 42% su percorsi ciclopedonali, spesso con una sola corsia,
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Solo il 6% su vere ciclabili protette.
Questo scenario implica che quasi metà del tragitto medio avviene in coesistenza con il traffico automobilistico, spesso su strade trafficate, poco illuminate e con fondo dissestato. Le situazioni peggiori si registrano nelle direttrici verso Villa d’Almè e Verdello, dove le piste ciclabili sono quasi assenti o integrate in tratti pericolosi.
Indice di ciclabilità: solo Urgnano si salva
L’analisi ha combinato tre parametri fondamentali – tempo di percorrenza, sicurezza e qualità del tracciato – per definire un indice complessivo di ciclabilità. Il risultato è deludente:
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Solo la direttrice verso Urgnano raggiunge un livello discreto,
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Tre percorsi sono giudicati sufficienti,
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Tre risultano scadenti, con punte critiche nei tratti verso Nembro e Ponte San Pietro, penalizzati da un forte ritardo rispetto al tempo impiegato in auto.
In particolare, il percorso per Verdello viene evidenziato come uno dei più critici: oltre alla quasi totale assenza di infrastrutture dedicate, vi è una promiscuità costante col traffico veicolare, che scoraggia l’uso della bicicletta.
Una ciclabilità solo apparente
L’analisi mette in luce un dato preoccupante: più aumenta la quantità di piste ciclabili presenti, più il tempo di percorrenza si dilata. Questo paradosso suggerisce un difetto strutturale nella pianificazione delle infrastrutture ciclabili, concepite spesso come segmenti scollegati o ornamentali, privi di una reale funzione di mobilità.
Molti ciclisti urbani continuano a preferire la carreggiata, anche se più rischiosa, proprio per evitare i rallentamenti e la discontinuità delle pseudo-ciclabili.
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