Ilaria Salis ha effettuato una visita a sorpresa nel carcere di Bergamo, denunciando una situazione definita “insostenibile” sotto il profilo del sovraffollamento, dell’assistenza sanitaria e delle condizioni di vita dei detenuti.
L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, 41 anni, ha spiegato di voler trasformare la propria esperienza vissuta nelle carceri ungheresi in un impegno concreto a favore dei diritti delle persone detenute.
La visita a via Gleno si inserisce in una serie di sopralluoghi effettuati da Salis in diversi istituti penitenziari italiani.
Accompagnata dalla vice comandante della polizia penitenziaria Sabrina Salani, l’europarlamentare ha raccolto testimonianze e dati che descrivono una situazione di forte criticità.
Nel carcere di Bergamo sono attualmente presenti circa 590 detenuti a fronte di una capienza massima di 319 posti.
Secondo Salis, che ha parlato ai colleghi del Corriere Bergamo, il sovraffollamento genera conseguenze pesanti sull’accesso alle cure mediche, al lavoro e ai percorsi di reinserimento sociale.
Particolarmente delicata viene considerata la situazione dei detenuti con problemi psichiatrici o dipendenze.
L’eurodeputata ha spiegato che molti detenuti che avrebbero bisogno di strutture specializzate, come le Rems o le comunità terapeutiche territoriali, restano invece in carcere a causa della mancanza di posti disponibili.
“Le liste d’attesa arrivano fino a 18 mesi e così le carceri finiscono per supplire a queste carenze”, ha dichiarato.
Salis ha evidenziato anche le difficoltà legate alla carenza di personale, soprattutto nel settore educativo.
Ogni educatore avrebbe in carico oltre 200 detenuti, numero che potrebbe scendere tra 130 e 140 con l’inserimento di nuove figure professionali.
Secondo l’eurodeputata, la situazione rende estremamente complicato seguire percorsi individuali di recupero e reinserimento.
Durante la visita, Salis ha raccolto diverse testimonianze dirette.
Ha raccontato di aver incontrato un detenuto senza fissa dimora prossimo alla scarcerazione e senza alcuna prospettiva abitativa, oltre a un altro detenuto reduce da un tentativo di suicidio.
Molti detenuti definitivi, inoltre, sarebbero ospitati nel circondariale pur non essendo previste in quella struttura adeguate attività trattamentali finalizzate al reinserimento sociale.
Secondo i dati raccolti, circa il 75% dei detenuti definitivi potrebbe teoricamente accedere a misure alternative alla detenzione, ma solo una parte svolge attività lavorative.
Salis ha chiesto misure straordinarie per alleggerire immediatamente il sistema penitenziario, proponendo un indulto, l’aumento della liberazione anticipata e il potenziamento delle strutture territoriali di supporto.
L’eurodeputata ha infine citato i modelli di Paesi come Olanda, Norvegia e Svezia, dove la recidiva sarebbe sensibilmente più bassa grazie a politiche penitenziarie differenti.
Ripensando alla propria esperienza in Ungheria, Salis ha ricordato come il divieto di comunicare con la famiglia sia stato uno degli aspetti più traumatici della detenzione.
“Per questo oggi non riesco a restare indifferente davanti alle ingiustizie”, ha concluso.
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